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A distanza di oltre 2 anni  ( cfr. articolo “I giovani ed il lavoro” del 23 giugno 2012)  vorrei ritornare sull’argomento dei nostri giovani, considerato il difficile momento in cui si trovano ancora i nostri ragazzi.

Una cifra veramente preoccupante è rappresentata dal 60% circa di giovani tra i 18 ed i 30 anni che abita con i genitori. Il dato è certamente influenzato in parte da una scelta dettata dai forti vincoli familiari tipici degli italiani, ma anche e soprattutto ora da motivi di carattere economico, dovuti essenzialmente ad un accentuato precariato del lavoro e di conseguenza di più limitate possibilità, che possano consentire l’indipendenza totale di un giovane dalla propria famiglia d’origine. Sarebbe forse necessario pensare ad uno Stato più attento alle nuove generazioni, rifacendosi al 1° capoverso dell’art. 1 della nostra Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, nonchè al successivo art. 4 in cui si riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro, impegnandosi a promuovere le condizioni necessarie per rendere effettivo tale diritto.

Al riguardo ritengo opportuno precisare  subito che l’attuale consuetudine di offerte di lavoro a tempo determinato e/o di orario ridotto a 4 ore giornaliere  non produce altro che disagi notevoli nelle famiglie, nelle quali convivono giovani uomini ultratrentenni costretti a vivere ancora nella loro casa di origine con i genitori pensionati ormai da anni.  Come è possibile pensare che questi ragazzi possano  formare una loro famiglia?

I giovani hanno un futuro davanti e quindi la possibilità di cambiare il mondo, ma forse sono troppo scoraggiati da quello che le passate generazioni hanno prodotto in negativo: scuola, occupazione e precariato. Tali situazioni scoraggerebbero anche i meno sfiduciati! Essi non si sentono amati, non avendo obiettivi e certezze per il futuro e talvolta si verificano casi di fuga da casa, che rappresenta “l’inizio della emancipazione individuale…..la libertà individuale conquistata correndo i rischi necessari e senza pretendere di avere sotto di sé la comoda garanzia di una rete di protezione” (Giovanni Amendola).

Sempre più spesso ora si vedono giovani tornare in piazza, per manifestare le loro proteste contro questo capitalismo, che nega loro la speranza di un lavoro stabile e di un miglioramento sociale. Si nega loro di esprimere la tipica loro energia per mettersi in gioco,di crescere responsabili e consapevoli, per diventare capaci di fare le scelte migliori nella vita e si consente invece di sprecare la loro più grande risorsa naturale rappresentata proprio dalla loro giovane età.   I  più giovani sono attratti dalle nuove tecnologie e l’elevato consumo dei nuovi mezzi di comunicazione legati a internet permette loro una nuova socializzazione e, pertanto, mi sembra sbagliato proibire ai ragazzi più giovani l’uso delle tecnologie più avanzate, poichè ormai queste fanno parte del mondo in cui si trovano per studiare e lavorare.

Un recente studio della Commissione Europea ha quantificato nel 17,6% il  nostro tasso di abbandono scolastico prima dell’età dell’obbligo contro la media europea del 12,7%: sono cifre preoccupanti e le motivazioni sono generalmente di tipo personale, causa le difficoltà che devono fronteggiare le famiglie e non ultima la crisi attuale dell’economia, che non agevola certamente il nostro sistema scolastico sempre più scarsamente aiutato da adeguate e necessarie risorse economiche.

Ormai la scuola italiana è agli ultimi posti in Europa per investimenti pubblici, in particolare per l’edilizia scolastica e per le nuove tecnologie.

Un dato preoccupante è quello della continua diminuzione  degli immatricolati negli atenei italiani,  ha raggiunto ormai il  60%  circa del totale dei diplomati.   L’ Italia del  resto  è purtroppo uno dei paesi europei dove l’impiego dei laureati è molto basso, con salari mediamente poco allettanti, specie nei primi anni di lavoro. Ci dimentichiamo forse che l’istruzione è il futuro di un paese e ci meravigliamo dei tanti giovani che emigrano.

Non è pensabile continuare a permettere soltanto ad uno su cinque figlio di operaio di accedere all’università, perchè anche tale risultato negativo può significare negare ai giovani pro-mettenti un futuro, in una situazione già critica  e causa  ormai del 42%  di disoccupazione giovanile.  Le recenti proteste dei giovani sono fatte  proprio per rivendicare  una scuola migliore, che non subisca tagli netti per il suo funzionamento e/o per l’enorme numero dei precari, ma che possa contare su strutture adeguate e su un minore precariato degli insegnanti, che ha ormai raggiunto un lungo periodo  stimato  in circa 10 anni e con una remunerazione tra le più basse in Europa, fino a pervenire al sospirato passaggio a ruolo. Ciò evidentemente comporta tempi più lunghi nelle eventuali assunzioni dei giovani insegnanti, con conseguente invecchiamento del corpo docente talvolta meno pronto ad un approccio alle più avanzate tecnologie.

Non dobbiamo essere nè indignati nè rassegnati, ma costantemente orientati a fare  le giuste scelte per il loro futuro, con volontà di cambiamento e di valorizzazione delle risorse anche ristrette, ma con adeguati percorsi formativi.

Vorrei chiudere con una riflessione di Papa Francesco nella sua visita in Brasile “…i giovani devono essere  i protagonisti  del futuro, mettersi in gioco per costruire un mondo migliore, di giustizia, amore e solidarietà”.

 

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Il premio nobel per l’economia Milton Friedman diceva:  “quando l’economia deperisce, l’azzardo fiorisce”.

In Italia nel 2009 e successivamente nel 2011 è stata varata una legislazione, che ha liberalizzato il gioco d’azzardo on-line, consentendo quindi ad alcune società private di operare in tal senso.

Con sentenza in data 16/2/2012,  la Corte  di  Giustizia  Europea ha stabilito la compatibilità di un regime di monopolio in favore dello Stato e di concessioni ed autorizzazioni nel settore dei giochi e delle scommesse, purché ci siano opportune autorizzazioni per le tipologie di tutti i giochi figuranti in un apposito elenco.
 Con  Decreto Legge n. 158/2012  (Decreto Balduzzi) sono state emanate le  “Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute”  e sono state addirittura elencate le  “Note informative sulle probabilità di vincita sulla base della tipologia di gioco”.  Per chi avesse voglia di esaminare tali probabilità, si armi di tanta pazienza!!!  Tale Decreto ha però inserito anche la ludopatia ai massimi livelli di assistenza per le persone affette da tale patologia, in quanto  il loro disturbo comportamentale potrebbe portarli a diventare potenziali distruttori della propria esistenza.

E’ opportuno precisare subito che lo Stato è il detentore ufficiale del gioco d’azzardo e diventa anche complice ben remunerato, tanto da diventare ormai il maggiore  biscazziere: diverse sono le così dette “macchinette mangia soldi” collocate in  locali pubblici, bar o tabacchi senza peraltro sottacere le sale dedite esclusivamente al gioco d’azzardo. Proprio di questi giorni la notizia di una sala di slot-machines fatta chiudere dalla magistratura, in quanto le macchinette erano tutte manomesse ed era pertanto  impossibile fare vincite.  Per non parlare poi del gioco on line, che sempre di più coinvolge i giovani, che diventano facilmente dipendenti come dalla droga, alcool ecc.  Per essi  è ancora più semplice sviluppare tale dipendenza, considerato l’accesso tanto diffuso tramite internet,  che finisce per rappresentare  il miraggio della vincita immediata.

Si stima che il gioco d’azzardo ad oggi  in Italia rappresenti un volume di oltre 50/80 miliardi annui, cresciuto in questi ultimi anni grazie anche alle politiche del governo Berlusconi, che hanno liberalizzato il gioco, rendendolo quasi un investimento di impresa senza peraltro non  considerarlo, forse, una possibilità di riciclaggio di danaro sporco, oltre ad un facile passaggio all’usura, cui spesso ricorrono taluni giocatori rimasti a secco di danaro, per ottenere ulteriori prestiti pur di continuare a giocare.  E così si continua  a dare man forte alla disperazione, mandando sul lastrico migliaia di famiglie.   Ad oggi si stima nel  47%  il numero degli italiani che hanno giocato almeno una volta  nella vita e la tendenza purtroppo è in crescita ulteriore.  Il business dell’azzardo costituisce, purtroppo, per il nostro paese un certo non invidiabile primato, che lo pone tra i primi paesi al mondo e la città che detiene – a quanto pare – il primato nazionale è Pavia, che è stata definita la “Las Vegas” italiana  per la crescente presenza delle slot-machines,  a tal punto che si è addirittura ipotizzata la possibilità di incentivi comunali per disattivarle: al momento però senza alcun successo degno di nota.

La ludopatia è la malattia dell’era moderna che, dopo la droga, l’alcolismo, il tabagismo, è diventata causa talvolta anche di morte, quando ci si trova stretti nella morsa del gioco. E’ un cancro,  che colpisce i ceti più bassi della popolazione, alla ricerca spasmodica del “miracolo” della vincita.  Si è stimato in oltre 5 miliardi le risorse necessarie per la cura di tale dipendenza.

Bisogna  invece aver ben presente la pericolosità del gioco d’azzardo, in particolare proprio quando si attraversa un periodo di forte crisi economica. Proprio di questi giorni è la notizia che sempre più gli anziani pensionati dilapidano la loro pensione e tale fatto porta a considerare queste persone, unitamente agli adolescenti, le categorie maggiormente attratte dalla facilità di fare soldi. Le fasce più colpite sono quelle di persone maschi e donne con minori risorse economiche e con poca cultura che, pur di continuare a giocare, dimenticano le precedenti proprie abitudini nella ricerca di scorciatoie per sfuggire alla crisi ed alle  loro necessità  finanziarie.

E mentre lo Stato da una parte è impegnato a combattere l’illegalità, dall’altra si rende promotore dei giochi d’azzardo, che sempre più spesso  portano alla  to- tale dipendenza, che  richiederà  ulteriore aiuto presso  i  servizi  specializzati  delle  strutture  predisposte  a  combattere queste che sono vere e proprie malat-tie.

Nel presente periodo di gravi difficoltà economico/finanziarie che l’ Italia attraversa, l’azzardo legalizzato rappresenta indubbiamente un forte introito per le casse dello Stato, contestualmente però non si deve sottovalutare il gravoso impegno economico, sempre crescente peraltro, per fronteggiare le spese sociali, che si rendono indispensabili per i concittadini bisognosi.

E’ il caso forse di fare anche altre scelte coraggiose, a solo vantaggio dei concittadini  meno fortunati, iniziando( perchè no? ) anche dalle  famiglie,  in quanto la dipendenza dal gioco o anche dalla droga e dall’alcool intaccano le relazioni familiari e, quindi, anche queste vanno aiutate perchè possano diventare un valido aiuto, per il recupero  fisico ed affettivo del loro familiare.

 

 

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