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L’acqua occupa 2/3 della superficie terrestre, ma soltanto il 3% circa è utilizzabile tenuto conto che la massima parte è rappresentata dai ghiacciai dei Poli.

La domanda  di acqua dolce  è in continua crescita dovuta  certamente all’aumento della popolazione, ma in maniera più  incisiva all’ aumentato  inquinamento  delle  fonti  per  gli  scarichi civili, industriali e della agricoltura che utilizza in misura massiccia pesticidi e fertilizzanti: a tal proposito è da ricordare che il 70% di acqua di cui può disporre l’uomo è utilizzata in questa ultima attività.

A questi fattori negativi è da aggiungere la non trascurabile incidenza  provocata  dall’ effetto  serra, che sembra  aver stravolto il naturale equilibrio  delle stagioni,  provocando fenomeni  climatici sempre più incontrollabili per ampiezza e gravità dei danni causati al territorio.

L’acqua rappresenta certamente uno dei più gravi problemi che l’umanità dovrà affrontare senza ulteriori indugi, considerato che 1/3 di essa non ha neppure accesso all’acqua potabile, con evidenti terrificanti risultati di  alta mortalità specie infantile.

Il problema acqua è ormai diventato un obiettivo strategico mondiale ed è assolutamente inutile pensare di risolverlo nei confini del proprio paese.

Le politiche fatte in passato, e che forse si vogliono ora riprendere di privatizzazione dell’acqua, renderanno sempre più difficile il loro accesso così come è avvenuto per il petrolio, che ha arricchito le multinazionali e gli sceicchi, impoverendo sempre più la popolazione dei paesi produttori.

L’Italia è uno dei maggiori consumatori di acqua minerale al mondo, con evidenti problemi per le tasche dei cittadini e per l’ambiente, visto che i contenitori di acqua minerale sono di plastica e pertanto non riciclabile certamente al 100%.

Si dice che le nostre acque minerali siano le migliori in Europa: forse le massicce campagne pubblicitarie delle nostre società produttrici ci hanno ormai abituati a crederlo, anche se bisogna riconoscere che l’acqua che sgorga dai nostri rubinetti è talvolta imbevibile, a meno che non si adottino accorgimenti anche costosi come i depuratori casalinghi.

Attualmente vengono anche proposte caraffe, che utilizzano particolari filtri a prezzi però ancora piuttosto elevati.

Una cosa è certa: la risorsa acqua è fondamentale per l’umanità e come tale dovrebbe essere demandato ai singoli governi nazionali l’uso delle fonti e relativo commercio delle acque, per tutelare l’interesse della collettività escludendo i privati, il cui unico scopo è il profitto.

Lo Stato  e le istituzioni locali dovrebbero perseguire una politica virtuosa, rivolta ad investimenti massicci nel rifacimento di buona parte della rete idrica e distribuzione dell’acqua potabile, con evidenti benefici per i cittadini e per lo sfruttamento di questo vitale elemento della natura.

Non ci resta che essere fiduciosi per ritrovarci in un mondo in cui non si debba risolvere il problema legato all’utilizzo delle risorse idriche con nuovi conflitti, ma vedere i nostri fiumi scorrere con “chiare, fresche et dolci acque” che non  rappresentano soltanto Laura, donna amata  dal  Petrarca e da lui immortalata  nel Canzoniere, ma la vita stessa di tutta l’umanità.

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La nostra civiltà è alle prese con un problema, dalla cui soluzione dipenderà in maniera notevole il futuro del nostro pianeta e dei suoi abitanti.

Come riuscire a far coesistere attività produttive ad impatto sostenibile con l’ambiente e ridurre drasticamente le emissioni di CO2 nell’atmosfera e quindi tentare di arrestare un ulteriore possibile sviluppo di “effetto serra”?

In una recente intervista a “Panorama”, il Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola ha sostenuto la necessità di pervenire entro 20/30 anni alla produzione di energie alternative così suddivise:

1) 50% combustibili fossili (gas, carbone pulito e petrolio);

2) 25% nucleare, con costruzione di centrali di terza generazione;

3) 25% rinnovabili (solare, geotermico, eolico e biomasse).

Credo sia necessaria qualche riflessione al riguardo.

1) L’utilizzo intensivo di queste fonti ha portato – specie negli ultimi decenni -ad una elevata incidenza fiscale, tanto da essere definita come una vera e propria tassa sull’ambiente, in quanto le attività produttive sono sempre più penalizzate dall’utilizzo intensivo del carbone e dall’estrazione del petrolio, nonchè dallo sfruttamento delle foreste.

2) Nasce l’Agenzia per il nucleare, che dovrebbe studiare i siti dove realizzare le nuove centrali di terza generazione.

Nel novembre 1987 furono sottoposti a referendum abrogatvivo sul nucleare 3 quesiti ed i risultati furono nettamente per il sì, con circa ‘80% dei voti. Tale risultato si determinò essenzialmente per tre fattori: costi, pericoli (disastro provocato dalla centrale di Chernobyl nel 1986) e scorie che richiedono oltre 100.000 anni per non costituire più un pericolo.

Oggi la speranza , nel proseguire su questa strada, è nella fissione nucleare, che produce energia priva di rischi di incidenti (questo dicono gli scienziati) ed in grado di stoccare per soli 100 anni le scorie radioattive  prodotte.

Auspichiamo che i cittadini vengano opportunamente informati sui costi ed i pericoli e quindi anche degli effettivi vantaggi, senza però insistere unicamente sul fatto che altre nazioni hanno adottato da tempo queste scelte: sarebbe forse opportuno un nuovo referendum, a seguito di una tempestiva, oculata, diffusa informazione.

3) Forse in Italia si è fatto poco per il solare, il geotermico e l’eolico mentre – per  quanto  attiene  le biomasse – è in fase di realizzazione a Tortona, in Provincia di Alessandria, il più grande impianto italiano per la produzione di bietanolo, ottenuto dal processo di fermentazione dei prodotti agricoli in gran parte mais.

Ovviamente- come accaduto del resto anche in altri Paesi – tale notizia ha sollevato notevoli proteste motivate essenzialmente dalla non convenienza a produrre tale energia, in quanto i costi di produzione sarebbero addirittura superiori ai benefici ottenuti e si rilascerebbero in atmosfera polveri di CO2.

Inoltre non sono trascurabili le enormi quantità di terreno fertile riciclato, ora destinato alle coltivazioni ad uso alimentare. La stessa O.N.U. ne  ha parlato come di un nuovo “crimine contro l’umanità.

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