Archivio per la Categoria “economia/finanza”

autore: Ela2007, da flickr (immagini di Ela2007)
Un recente rapporto dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) lancia un preoccupante allarme sociale, sostenendo  che il divario tra ricchi e poveri è decisamente aumentato a sfavore dei poveri e, analizzando la situazione italiana, si ribadisce un ulteriore aggravamento che ormai interessa anche il ceto medio.
Nel nostro Paese infatti già dagli anni ottanta si evidenziava una diseguaglianza tra i  redditi da lavoro dei nostri lavoratori e quelli dell’Europa del nord.
La Caritas italiana stima in 15 milioni i nostri connazionali poveri, di cui il 50% al di sotto della soglia di povertà e le previsioni Bankitalia e dell’Unione Europea prevedono, per il nostro Paese, una recessione dal-
la quale si potrà venirne fuori soltanto dopo la seconda metà del 2009 ed ovviamente soltanto se saranno
adottate le necessarie misure economiche.
Tali fattori negativi sono  maggiormente influenzati dall’attuale crisi finanziaria, originatasi negli U.S.A.
con il crollo dei mutui “subprime” (finanziamenti concessi anche senza una approfondita valutazione di capacità di rimborso dei contraenti), nonchè dalla becera speculazione e da una errata globalizzazione,
che hanno limitato le politiche nazionali di sostegno ai redditi medio/bassi.
Le scelte di politica economica fatte negli anni ottanta dai governi di Margaret Thatcher e Ronald Reagan
sono state ispirate da uno dei massimi esponenti del pensiero liberista, l’economista Martin Friedman, ma
soprattutto sono state riprese dal governo Bush.
Tali politiche hanno privilegiato in maniera ossessiva il libero mercato, con poca attenzione alle regole, anzi il vero tassello è stata la “deregulation” e cioè l’assoluta abolizione di qualsiasi vincolo che potesse
impedire le scelte di imprenditori privati e dei loro menager.
Nel mondo della finanza si è passati alla intermediazione costruita su prodotti privi di valore di mercato
ed è stata pertanto realizzata la così detta “finanza creativa” con la creazione di prodotti finanziari – detti
derivati – che in previsione dovevano creare ricchezza, ma che invece hanno prodotto eventi disastrosi per
il sistema bancario e per l’economia mondiale.
In pratica,il valore di un’attività deriva dal verificarsi in futuro di un evento oggettivo e quindi rischioso.
L’attuale crisi finanziaria non produrrà altro che un ulteriore aggravamento in particolare nei paesi poveri,
con aumento della criminalità,malnutrizione e minore scolarità, in quanto sempre più i bambini verranno
adibiti ai lavori più umili.
Se la deregulation ha ulteriormente attenuato i necessari interventi pubblici tipici del “welfare state”, ora
bisognerà pensare di cambiare le politiche economiche, prevedendo aiuti statali che non salvino soltanto
le banche dalla bancarotta, ma che vengano indirizzati al mondo del lavoro (imprese e lavoratori), puntan-
do sui settori innovativi e strategici: bisogna evitare che le scelte errate del passato, quelle che hanno
portato all’attuale crisi privilegiando soltanto alcuni, ricadano sugli imprenditori e sulle fasce più deboli
della società.
Forse sarà opportuno ripensare ad un neo capitalismo, con maggiore concorrenza e quindi più produttivi-
tà, con particolare attenzione ai prezzi al consumo e, per quanto concerne la finanza, controlli assidui su-
gli investimenti e leggi che tutelino maggiormente gli investitori.


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