Archivio per la Categoria “affari sociali”

In data 10 ottobre 2008 è stato  da  me pubblicato un articolo dal titolo   “Anziani” ,  che  metteva in risalto la fortunata vita condotta da alcuni abitanti di una cittadina americana, quasi abitassero in un Eden,  in contrapposizione a quella condotta da molti  (forse troppi!)  nostri connazionali.

Ho atteso oltre un anno, per poter dire qualcosa degli anziani del nostro Paese, fiducioso che qualcosa sarebbe cambiato in meglio per questi nostri concittadini.  Ma,  purtroppo,  non è andata così.

L’ Italia  è una nazione  che registra  oltre  il  25%  degli  over  60  e quindi tra i paesi più longevi,  anche se – occorre dirlo – è tra i paesi occidentali che investe meno nelle politiche assistenziali e di sostegno per loro.

L’allungamento della vita media ( il grande giornalista Enzo Biagi – con la solita ironia -riconduceva tale fatto a  due fattori essenziali: il buon Dio e gli antibiotici) è certamente auspicato, anche se  esiste la negativa contropartita di un numero sempre maggiore di persone, che richiedono cure ed assistenza diversa. Il problema sarà da affrontare, anche perchè tra 50 anni è previsto il superamento del numero dei  bambini   e  quindi  gli anziani  sarebbero  ancor  più  condannati  ad un  futuro  di solitudine  ed abbandondono, anche perchè la qualità della loro vita – considerati i frequenti tagli alla spesa sociale e sanitaria – peggiorerebbe ulteriormente se non altro per una maggiore emarginazione dalla vita comune.

L’anziano verrebbe ancor più considerato un peso per la società, anche se vengono poi utilizzati in caso di  necessità  quali ad  esempio  quelle  prodotte  dalle  crisi  economico/finanziarie,   che  colpiscono maggiormente le fasce più deboli della società: i precari del lavoro, gli inoccupati, i disoccupati, quelli che stanno per perdere il posto di lavoro o che l’hanno già perso e non godono di una adeguata rete di salvataggio, oltre ovviamente gli anziani ed i pensionati a basso reddito.

A questo punto è forse opportuno ricordare che l’art. 2 della nostra Costituzione ci richiama ai “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” per attenuare il più possibile le disparità sociali.

Si stima  che un anziano  su tre viva da solo e per il  70%  circa in alloggio di proprietà,  anche se in gran parte bisognosi di interventi per le cattive condizioni e, nonostante le proprie difficoltà, risulta essere un valido ammortizzatore sociale per i figli,  talvolta bisognosi di aiuto economico, ed anche  per  la  loro disponibilità a sostituirsi alla  baby-sitter  o all’asilo nido.   In questi ultimi tempi si  sta  rivalutando  la funzione che assumono i nonni nella famiglia, tanto da considerare che  il loro aiuto  valga  miliardi  di euro:  i dati  Istat confermano infatti in circa 50 miliardi il risparmio derivante dalla loro disponibilità a vantaggio della famiglia.

Ed allora c’ è da domandarsi:  ma l’anziano è proprio un peso per la società o non è forse una importante risorsa per il Paese?

Le fasce  povere della  Nazione  sono in continuo aumento ed  almeno  1/3   è  rappresentato  dagli ultrasettantenni, che sopravvivono  talvolta con pensioni da fame  ed  anche i sussidi e gli eventuali assegni  di  invalidità  spesso non  bastano  per condurre  una vita decorosa.     L’affitto,   le   utenze  domestiche,  il riscaldamento,  le spese  quotidiane, le  medicine  per non  parlare poi  degli imprevisti,  oltre  alla solitudine, agli acciacchi propri dell’età  ( in particolare delle donne, che vivono più a lungo ma che si ammalano di più)  rendono la vita a questi nostri cari connazionali veramente dura.

Quante volte ci sarà capitato di osservare persone anziane soli negli ipermercati:  d’estate perchè godono l’aria condizionata e d’inverno il riscaldamento, ma soprattutto credo per non sentirsi soli?

E cosa dire poi dei loro carrelli molto spesso quasi vuoti?

Occorre anche ricordare che ormai in Italia i poveri hanno superato i 3 milioni, di cui il 75% donne e mi sembra che di questi nostri concittadini difficilmente se ne parli, se non  molto poco.   Talvolta  vengono agli “onori”  delle cronache,  per  fatti di criminalità  quali ad esempio truffe perpetrate  ai loro danni  da vigliacchi  e mascalzoni oppure per l’ irruzione  della  polizia in  qualche residenza  per anziani,  che   li ospitava come in un lager.

Alla povertà si aggiunge l’emarginazione ed un numero  certamente preoccupante di disabili gravi o non autosufficienti. Tali fatti sono forse più agevolmente superabili nei paesi e nei piccoli centri che non nelle città, dove è già più difficile raggiungere un ospedale  o un centro di assistenza sanitaria.

La spesa sociale in Italia non funziona causa – si dice – le  spese per pensioni e sanità, che assorbono in massima parte le risorse a disposizione. Per quanto attiene gli anziani, mi sembra che la risposta sia già data dal loro vivere civilmente anche nelle difficoltà come precedentemente detto.

Per quanto concerne poi la nostra sanità, constatiamo che sempre più spesso il cittadino malato e quindi il paziente, che utilizza i servizi medici e sanitari, viene considerato un cliente fruitore di servizi ed allora sempre più viene meno il rapporto che dovrebbe invece  essere tra il medico e l’ammalato.

La medicina dovrebbe avere come massimo compito la cura dei malati, che ripongono molta fiducia nei medici, si sentono soddisfatti come pazienti e non come clienti di una struttura, il cui primo interesse è lo  stato  patrimoniale  aziendale,  che   considera quindi il  ”cliente”  malato  apportatore  di  benefici economici, una risorsa  quindi essenziale per l’azienda.

Il sistema  sanitario  nazionale  non è tuttora riuscito ad  integrare   sul territorio  l’ ospedalizzazione e la assistenza domiciliare per tutti i cittadini che necessitano di tali provvedimenti, causa le loro particolari condizioni fisiche ed in particolar modo le persone  anziane,  che evidenziano ovviamente patologie più gravi.   Si  è  parlato  di  recente  della  regolarizzazione di colf e badanti:  circa 300.000 sono state  le  regolarizzazioni effettuate e queste hanno reso allo Stato un buon introito, considerato che i richiedenti datori di lavoro hanno dovuto versare 500 euro per ciascun lavoratore da regolarizzare e questo senza peraltro considerare  il  grosso vantaggio derivante  da  tale iniziativa al sistema sanitario, che in parte ridurrà le spese per minori ospedalizzazioni o anche soltanto per le visite effettuate negli ambulatori, con grave disagio soprattutto per le persone richiedenti tale servizio.  Oltre a questi dati positivi, non si può sottacere il positivo risultato che le regolarizzazioni hanno prodotto in materia di lavoro nero.

Forse si potrebbe pensare ad  una diversa integrazione delle spese sanitarie ed assistenziali, in modo da ottimizzare non solo le risorse finanziarie, ma anche quelle professionali:  tutto ciò  deve avere come unico obiettivo il cittadino –  in particolare se  anziano e bisognoso –  come persona e non solo come contribuente.

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Esiste una cittadina negli U.S.A. chiamata Sun City, situata presso Phoenix, nel deserto dell’Arizona. Questo farebbe pensare ad un’esistenza dura per i suoi abitanti, considerato il contesto ambientale.

Nulla di tutto ciò!  La stragrande maggioranza dei residenti è over 55 e la loro vita quotidiana è scandita da frequentazioni tra amici,tagli dell’erba del giardino, giocate sui campi da golf, balli, feste, giri in bicicletta, partite a bocce, nuotate in piscina e lunghe passeggiate.

La città – come immaginabile – è fatta per una classe sociale a reddito piuttosto elevato, tenuto conto che praticamente sono tutti proprietari della loro villetta con giardino, usufruiscono delle strade tenute ovviamente sempre “lucide” e libere dalle auto in sosta, la sicurezza è garantita dallo sceriffo e dai suoi uomini, ecc. ecc.

Si potrà obiettare che questo caso potrebbe forse essere unico al mondo ed anche poco invidiabile, un nuovo paradiso terrestre se paragonato a tante altre situazioni che ben conosciamo.

Riflettiamo quindi sulla esistenza di tanti nostri anziani, che conducono sempre più la loro vita in situazioni di solitudine  veramente dure, talvolta di vera e propria miseria, affrontate  magari  con una dignità ammi-    revole.

Come è possibile, da parte delle istituzioni, non provvedere ad alleviare almeno in parte le loro difficoltà vissute nella quotidianità, quali ad esempio le più banali come fare la spesa o andare in farmacia quando magari le forze o le gambe non lo permettono?

E’  possibile che l’assistenza a queste persone sia demandata quasi esclusivamentealla buona volontà dei familiari o di altre persone ed enti per puro spirito solidale, considerata la insufficiente incidenza della assistenza sociale?

Sono anche questi cittadini con pari diritti, ma non ne hanno neppure la possibilità di reclamarli!

E allora mi domando se non è possibile ad esempio intervenire in modo organico tra le varie strutture assistenziali, in modo da non disperdere risorse di mezzi ed uomini, impiegandole invece a 360 gradi in una efficace assistenza agli anziani, in particolare a quelli accertati più bisognosi e ciò forse eviterebbe odiose speculazioni.

Si potrebbe forse pensare di utilizzare – anche se parzialmente -le notevoli somme recuperate dalla evasione fiscale che, oltre a danneggiare tutti i cittadini onesti, rappresenta la vergogna della nazione sempre alla ricerca di risorse economiche a favore dei cittadini meno fortunati e quindi più indigenti ai quali talvolta viene negato anche il minimo per la sopravvivenza.

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