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	<description>Ad maiora semper</description>
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		<title>Solitudine, indigenza ed assistenza</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 17:39:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pimot</dc:creator>
				<category><![CDATA[affari sociali]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[pensionati emarginazione spesa sociale e sanità]]></category>

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		<description><![CDATA[
In data 10 ottobre 2008 è stato  da  me pubblicato un articolo dal titolo   &#8220;Anziani&#8221; ,  che  metteva in risalto la fortunata vita condotta da alcuni abitanti di una cittadina americana, quasi abitassero in un Eden,  in contrapposizione a quella condotta da molti  (forse troppi!)  nostri connazionali.
Ho atteso oltre un anno, per poter dire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://img101.imageshack.us/img101/3162/anziani1c.jpg" alt="" width="300" height="383" /></p>
<p>In data 10 ottobre 2008 è stato  da  me pubblicato un articolo dal titolo   &#8220;Anziani&#8221; ,  che  metteva in risalto la fortunata vita condotta da alcuni abitanti di una cittadina americana, quasi abitassero in un Eden,  in contrapposizione a quella condotta da molti  (forse troppi!)  nostri connazionali.</p>
<p>Ho atteso oltre un anno, per poter dire qualcosa degli anziani del nostro Paese, fiducioso che qualcosa sarebbe cambiato in meglio per questi nostri concittadini.  Ma,  purtroppo,  non è andata così.</p>
<p>L&#8217; Italia  è una nazione  che registra  oltre  il  25%  degli  over  60  e quindi tra i paesi più longevi,  anche se &#8211; occorre dirlo &#8211; è tra i paesi occidentali che investe meno nelle politiche assistenziali e di sostegno per loro.</p>
<p>L&#8217;allungamento della vita media ( il grande giornalista Enzo Biagi &#8211; con la solita ironia -riconduceva tale fatto a  due fattori essenziali: il buon Dio e gli antibiotici) è certamente auspicato, anche se  esiste la negativa contropartita di un numero sempre maggiore di persone, che richiedono cure ed assistenza diversa. Il problema sarà da affrontare, anche perchè tra 50 anni è previsto il superamento del numero dei  bambini   e  quindi  gli anziani  sarebbero  ancor  più  condannati  ad un  futuro  di solitudine  ed abbandondono, anche perchè la qualità della loro vita &#8211; considerati i frequenti tagli alla spesa sociale e sanitaria &#8211; peggiorerebbe ulteriormente se non altro per una maggiore emarginazione dalla vita comune.</p>
<p>L&#8217;anziano verrebbe ancor più considerato un peso per la società, anche se vengono poi utilizzati in caso di  necessità  quali ad  esempio  quelle  prodotte  dalle  crisi  economico/finanziarie,   che  colpiscono maggiormente le fasce più deboli della società: i precari del lavoro, gli inoccupati, i disoccupati, quelli che stanno per perdere il posto di lavoro o che l&#8217;hanno già perso e non godono di una adeguata rete di salvataggio, oltre ovviamente gli anziani ed i pensionati a basso reddito.</p>
<p>A questo punto è forse opportuno ricordare che l&#8217;art. 2 della nostra Costituzione ci richiama ai &#8220;doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale&#8221; per attenuare il più possibile le disparità sociali.</p>
<p>Si stima  che un anziano  su tre viva da solo e per il  70%  circa in alloggio di proprietà,  anche se in gran parte bisognosi di interventi per le cattive condizioni e, nonostante le proprie difficoltà, risulta essere un valido ammortizzatore sociale per i figli,  talvolta bisognosi di aiuto economico, ed anche  per  la  loro disponibilità a sostituirsi alla  baby-sitter  o all&#8217;asilo nido.   In questi ultimi tempi si  sta  rivalutando  la funzione che assumono i nonni nella famiglia, tanto da considerare che  il loro aiuto  valga  miliardi  di euro:  i dati  Istat confermano infatti in circa 50 miliardi il risparmio derivante dalla loro disponibilità a vantaggio della famiglia.</p>
<p>Ed allora c&#8217; è da domandarsi:  ma l&#8217;anziano è proprio un peso per la società o non è forse una importante risorsa per il Paese?</p>
<p>Le fasce  povere della  Nazione  sono in continuo aumento ed  almeno  1/3   è  rappresentato  dagli ultrasettantenni, che sopravvivono  talvolta con pensioni da fame  ed  anche i sussidi e gli eventuali assegni  di  invalidità  spesso non  bastano  per condurre  una vita decorosa.     L&#8217;affitto,   le   utenze  domestiche,  il riscaldamento,  le spese  quotidiane, le  medicine  per non  parlare poi  degli imprevisti,  oltre  alla solitudine, agli acciacchi propri dell&#8217;età  ( in particolare delle donne, che vivono più a lungo ma che si ammalano di più)  rendono la vita a questi nostri cari connazionali veramente dura.</p>
<p>Quante volte ci sarà capitato di osservare persone anziane soli negli ipermercati:  d&#8217;estate perchè godono l&#8217;aria condizionata e d&#8217;inverno il riscaldamento, ma soprattutto credo per non sentirsi soli?</p>
<p>E cosa dire poi dei loro carrelli molto spesso quasi vuoti?</p>
<p>Occorre anche ricordare che ormai in Italia i poveri hanno superato i 3 milioni, di cui il 75% donne e mi sembra che di questi nostri concittadini difficilmente se ne parli, se non  molto poco.   Talvolta  vengono agli &#8220;onori&#8221;  delle cronache,  per  fatti di criminalità  quali ad esempio truffe perpetrate  ai loro danni  da vigliacchi  e mascalzoni oppure per l&#8217; irruzione  della  polizia in  qualche residenza  per anziani,  che   li ospitava come in un lager.</p>
<p>Alla povertà si aggiunge l&#8217;emarginazione ed un numero  certamente preoccupante di disabili gravi o non autosufficienti. Tali fatti sono forse più agevolmente superabili nei paesi e nei piccoli centri che non nelle città, dove è già più difficile raggiungere un ospedale  o un centro di assistenza sanitaria.</p>
<p>La spesa sociale in Italia non funziona causa &#8211; si dice &#8211; le  spese per pensioni e sanità, che assorbono in massima parte le risorse a disposizione. Per quanto attiene gli anziani, mi sembra che la risposta sia già data dal loro vivere civilmente anche nelle difficoltà come precedentemente detto.</p>
<p>Per quanto concerne poi la nostra sanità, constatiamo che sempre più spesso il cittadino malato e quindi il paziente, che utilizza i servizi medici e sanitari, viene considerato un cliente fruitore di servizi ed allora sempre più viene meno il rapporto che dovrebbe invece  essere tra il medico e l&#8217;ammalato.</p>
<p>La medicina dovrebbe avere come massimo compito la cura dei malati, che ripongono molta fiducia nei medici, si sentono soddisfatti come pazienti e non come clienti di una struttura, il cui primo interesse è lo  stato  patrimoniale  aziendale,  che   considera quindi il  &#8221;cliente&#8221;  malato  apportatore  di  benefici economici, una risorsa  quindi essenziale per l&#8217;azienda.</p>
<p>Il sistema  sanitario  nazionale  non è tuttora riuscito ad  integrare   sul territorio  l&#8217; ospedalizzazione e la assistenza domiciliare per tutti i cittadini che necessitano di tali provvedimenti, causa le loro particolari condizioni fisiche ed in particolar modo le persone  anziane,  che evidenziano ovviamente patologie più gravi.   Si  è  parlato  di  recente  della  regolarizzazione di colf e badanti:  circa 300.000 sono state  le  regolarizzazioni effettuate e queste hanno reso allo Stato un buon introito, considerato che i richiedenti datori di lavoro hanno dovuto versare 500 euro per ciascun lavoratore da regolarizzare e questo senza peraltro considerare  il  grosso vantaggio derivante  da  tale iniziativa al sistema sanitario, che in parte ridurrà le spese per minori ospedalizzazioni o anche soltanto per le visite effettuate negli ambulatori, con grave disagio soprattutto per le persone richiedenti tale servizio.  Oltre a questi dati positivi, non si può sottacere il positivo risultato che le regolarizzazioni hanno prodotto in materia di lavoro nero.</p>
<p>Forse si potrebbe pensare ad  una diversa integrazione delle spese sanitarie ed assistenziali, in modo da ottimizzare non solo le risorse finanziarie, ma anche quelle professionali:  tutto ciò  deve avere come unico obiettivo il cittadino &#8211;  in particolare se  anziano e bisognoso &#8211;  come persona e non solo come contribuente.</p>
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		<title>L&#8217; Italia s&#8217;è desta?</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 06:34:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pimot</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[canto degli italiani Mameli e Novaro dialetti ed inni nazionali Nabucco e Aida elezioni regionali]]></category>
		<category><![CDATA[patria]]></category>
		<category><![CDATA[Vittoriano]]></category>

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L&#8217;estate  2009  si avvia alla fine e  sembra utile ricordare che,  in piena stagione,  alcuni nostri esponenti politici, con importanti incarichi di governo, hanno esternato in più occasioni le loro idee per alcune ri-forme davvero importanti per il nostro Paese.
Ricordiamo a tal fine che, a fine luglio scorso, la Lega ha avanzato proposta in Parlamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://img23.imageshack.us/img23/8030/repubblicaitaliana.gif" alt="" width="300" height="312" /></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;">L&#8217;estate  2009  si avvia alla fine e  sembra utile ricordare che,  in piena stagione,  alcuni nostri esponenti politici, con importanti incarichi di governo, hanno esternato in più occasioni le loro idee per alcune ri-forme davvero importanti per il nostro Paese.</span></p>
<p>Ricordiamo a tal fine che, a fine luglio scorso, la Lega ha avanzato proposta in Parlamento di sottoporre gli insegnanti  -  nati  in  una  regione  diversa  da  quella  nella  quale  andrebbero  ad  esercitare  la pro-  fessione &#8211; ad un test sulla storia, tradizioni e dialetto e questo indipendentemente dalle loro obbiettive    e riconosciute capacità didattiche.</p>
<p>Come se ciò non bastasse, è stato proposto anche di insegnare il dialetto nelle scuole. Ora sappiamo che proprio il dialetto è l&#8217;espressione più contraria ad una lingua, traendo  la sua  forza  unicamente dalla tradizione tramandata nel corso delle varie generazioni.   Addirittura  il  Ministro  per  le  Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Luca Zaia ha ipotizzato un telegiornale  in dialetto in sostituzione di quello attualmente diffuso regionalmente sulla terza rete della RAI-TV.</p>
<p>E poi, quali dovrebbero essere i dialetti da insegnare, visto che in Italia se ne contano molte decine tra i più importanti?   Almeno quante sono le regioni verrebbe da dire!  Ricordiamo che le regioni sono 21, le Province 107 e qualcosa come 8.000 Comuni. E  tutto questo ovviamente senza  &#8221;a prescindere&#8221;  (come direbbe il grande Totò) da evidenti forme di incostituzionalità, che obbligherebbe il Parlamento a porre mano alla  revisione dei  relativi  articoli  della  Costituzione, sulla quale &#8211; è bene ricordarlo sempre &#8211;  i nostri ministri hanno giurato fedeltà.</p>
<p>Proporre l&#8217;insegnamento del dialetto a livello scolastico sarebbe una vera sciocchezza, oppure un calco-lo politico ben avveduto, per ottenere maggiori consensi, considerata la prossima tornata elettorale per le regioni: infatti nella prossima primavera 2010 vi sono ben 13 regioni interessate al rinnovo dei consi-gli regionali e cioè Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria.</p>
<p>Se veramente si volesse dare un senso alle proprie  tipiche identità, sarebbe forse opportuno far cono-scere maggiormente le realtà locali e/o regionali, promuovendo attività sul territorio, itinerari e mani-festazioni anche culturali, magari con qualche tipica guida locale che si esprima  anche in dialetto.</p>
<p>Il 16 agosto scorso si è tenuta la ricorrente festa della Lega a Ponte di Legno ed il ministro Umberto Bossi ha ritenuto di chiedere ai suoi la sostituzione del nostro inno nazionale con il &#8220;Và pensiero&#8221; del Nabucco di Giuseppe Verdi, con la motivazione che gli italiani non conoscono le parole del loro inno, a differenza di quello verdiano (sic!).</p>
<p>Il canto degli Italiani, comunemente ricordato come inno di Mameli venne scelto in via provvisoria nel 1946 in sostituzione della marcia reale ma, come ben sappiamo in Italia, non vi è cosa più definitiva di quella detta provvisoria.  A questo punto ricordiamo che il patriota genovese mazziniano Goffredo Ma-meli scrisse l &#8216;inno nell&#8217;autunno 1847 e che, musicato da un altro genovese il maestro Michele Novaro, nel dicembre stesso anno venne per la prima volta suonato e cantato sul piazzale del Santuario di Ore-gina (GE) dalla banda municipale di Sestri Ponente. Mameli aveva 20 anni e nel successivo 1848 parte-cipò alle 5 giornate di Milano e, ferito successivamente a Roma assediata dai francesi, morì a soli 22 an-ni.</p>
<p>Verdi è stato certamente il più grande compositore italiano di musica lirica ed il  &#8221;Và pensiero&#8221;  propone la drammatica vicenda del popolo ebraico prigioniero in Babilonia: qual&#8217;è il nesso con la nostra storia? Potremmo allora pensare anche alla  &#8221;Marcia  trionfale&#8221;  dell&#8217;  Aida,  tanto per restare nell&#8217; ambito della musica verdiana.</p>
<p>Un altro ministro della Repubblica Ignazio Larussa  ha bollato la proposta di Bossi   &#8220;dovuta ad un colpo di sole&#8221;:  certamente una ironica battuta ma, signori ministri, non possono bastarci le vostre battute, se si tiene anche conto che, per la Lega, esiste già una Repubblica Federale della Padania!</p>
<p>La crescita di una nazione avviene con la sua identità ed allora possiamo definire la Patria quale contrap-posizione avanzata sia per le identità locali, sia per quelle più culturalmente progredite.  La Patria deve essere la nostra cultura, il nostro passato per tutto quello che siamo riusciti a fare (come ad esempio nel-l&#8217;arte): è un valore sempre attuale, che affonda le sue radici nella memoria delle generazioni.</p>
<p>Il senso della Patria lo si prova sul podio dopo una gara oppure quando vengono intonate le prime note dell&#8217; inno nazionale: sono sensazioni che rendono orgogliosi, perchè ci ricordano le nostre radici, l&#8217;idea della famiglia, le nostre tradizioni e quindi il senso dello Stato.</p>
<p>Il patriottismo italiano ha una storia abbastanza breve, collocandosi in realtà al tempo del nostro Risor-gimento e certamente era rappresentato soltanto da una èlite di personaggi passati poi alla storia. Forse dobbiamo arrivare alla 1^ Guerra Mondiale, per iniziare a pensare ad una Patria comune anche da parte dei ceti sociali meno progrediti non soltanto culturalmente, in particolare gli italiani arruolati in tutte le regioni e che conobbero la disfatta di Caporetto, ma anche e soprattutto la riscossa sul Piave e quindi la vittoria finale.</p>
<p>Notevole è anche l&#8217;importanza dei simboli, che si diffusero in tutto il Paese, per ricordare chi aveva sa-crificato la vita per l&#8217; Italia:  non esistono metropoli, città o semplici paesi che non abbiano almeno un monumento per ricordare i morti in guerra.  Per noi  italiani un monumento simbolo  è  certamente  il Vittoriano a Roma, ideato nel 1878 per celebrare con il re Vittorio Emanuele II l&#8217; unità d&#8217; Italia, inaugu-rato poi nel 1911 e nel successivo 1921 diventato Tomba del Milite Ignoto, per ricordare i caduti della Grande Guerra.</p>
<p>Altri simboli sono indubbiamente rappresentati dalle bandiere e dagli inni. E&#8217; la forza di questi simboli che unisce il passato ed il presente, la memoria appunto di sentire il proprio paese una Patria.</p>
<p>Possiamo riuscire a costruire meglio il senso della nazione e quindi la Patria, se pensiamo con maggiore forza e convinzione alle identità che ci accomunano ed un po&#8217; meno alle particolari identità locali  (sem- pre da difendere e semmai anche da rivalutare) ed ai nazionalismi più gretti.</p>
<p>A questo punto, a conclusione, vorrei ricordare la  prima parte del nostro Inno nazionale, quella che di solito viene anche cantata nelle cerimonie ufficiali:</p>
<p><img class="alignnone" src="http://img196.imageshack.us/img196/1773/250pxflagofitalysvg.png" alt="" width="250" height="167" /></p>
<p>Fratelli d&#8217; Italia   L &#8216;Italia s&#8217; è desta   Dell&#8217;elmo di Scipio   S&#8217; è cinta la testa.   Dov&#8217; è la vittoria?   Le porga la chioma, Chè schiava di Roma   Iddio la creò.   Stringiamoci a coorte   Siam pronti alla morte   L&#8217; Italia chiamò.</p>
<p>Viva l&#8217; Italia!!!</p>
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		<title>Pirateria</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 12:20:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pimot</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[pirati]]></category>
		<category><![CDATA[SandoKan e le tigri della Malesia]]></category>
		<category><![CDATA[scafisti e migranti]]></category>

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		<description><![CDATA[
In questi ultimi mesi siamo rimasti increduli nell&#8217;apprendere che,  al  largo  delle  coste  somale, avve-nivano diversi fatti riconducibili alla pirateria sui mari ed il ricordo è andato a Sandokan, la tigre della Malesia (come è stato definito da Emilio Salgari, autore delle avventure di questo personaggio) ed ai suoi tigrotti di Mompracem.
La pirateria in realtà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://img43.imageshack.us/img43/5468/bandieradeipirati.png" alt="" width="329" height="221" /></p>
<p>In questi ultimi mesi siamo rimasti increduli nell&#8217;apprendere che,  al  largo  delle  coste  somale, avve-nivano diversi fatti riconducibili alla pirateria sui mari ed il ricordo è andato a Sandokan, la tigre della Malesia (come è stato definito da Emilio Salgari, autore delle avventure di questo personaggio) ed ai suoi tigrotti di Mompracem.</p>
<p>La pirateria in realtà è vecchia almeno quanto l&#8217;uomo, da quando ha iniziato a percorrere le rotte marine ed è sempre stata portatrice di nefandezze non giustificabili: a noi non interessa farne la storia e neppu-re parlare delle altre piraterie quali musicale ed informatica, ma  evidenziare soltanto la recrudescenza attuale del fenomeno,  sottolineandone l &#8216;importanza  che  tali fatti criminosi arrecano.    Ricordiamo soltanto che i così detti corsari talvolta servivano uno stato ed erano pertanto autorizzati a depredare le navi nemiche, ricavandone una parte del bottino e, in un caso veramente significativo per le imprese compiute, si arrivò addirittura a nominare &#8220;sir&#8221; Francis Drake da parte della regina Elisabetta I d&#8217; Inghil-terra.</p>
<p>Nell&#8217;ultimo ventennio del secolo scorso registrammo un incremento delle azioni piratesche effettuate nei mari del  sud-est  asiatico,  con assalti  a  barche  da diporto  ed a navi  per il carico  di merci; occorre  comunque precisare subito che la pirateria è praticata in quasi tutti gli oceani, lambendo stati dell&#8217; America del Sud, dell &#8216;Africa occidentale ed orientale, oltre alle coste filippine ed indonesiane.</p>
<p>Queste ultime da sempre hanno rotte densamente frequentate e proprio a fine secolo scorso iniziò l&#8217;escalation degli atti criminali, talvolta giustificati dal fondamentalismo islamico, ma in massima parte dalla miseria di quelle regioni, che sempre più rivolgono la loro attenzione alle navi da carico, che assicurano un valore di decine milioni di dollari- considerate le merci trasportate &#8211; oppure dei signifi-cativi riscatti, dato il valore della nave;  talvolta in mancanza del pagamento del riscatto le navi sono state successivamente riciclate e forse sarebbe opportuno indagare maggiormente sugli scafi utilizzati per il trasporto dei migranti, dei  rifugiati  e/o dei clandestini  come ormai  previsto dal  nostro ordina-mento  giudiziario.</p>
<p>Sembra infatti che gli scafisti  utilizzino anche navi e scafi &#8220;riciclati&#8221;: il risultato è una traversata che assi-cura  milioni di guadagno, in particolare se &#8211; oltre a caricare migranti &#8211; si imbarcano anche ragazze da avviare alla prostituzione ed ancor maggiormente droga.</p>
<p>Tutto questo porta indubbiamente (oltre ai danni materiali evidenti e spesso purtroppo anche di vite umane) ad un aumento dei costi, visto che le assicurazioni sono costrette ad un notevole esborso per i danni subiti dagli armatori in caso di perdita della nave, oltre  ovviamente al carico trasportato.</p>
<p>Diversa è la situazione, quando vengono sottratti dalla nave soltanto le merci: sembra infatti che talvolta gli armatori preferiscano non denunciare l&#8217;accaduto,  poichè il danno derivante dal blocco della nave in porto  per  la  sosta  forzata  - causa le indagini in corso  - sono  decisamente  superiori  al  danno even-tualmente subito e riconosciuto.</p>
<p>La tecnica usata per l&#8217;abbordaggio delle navi in transito è ormai collaudata nel tempo.  Le prue di due barchini leggeri e veloci vengono collegate tra loro da una cima tesa in acqua in modo da creare un corridoio  attraverso il quale passerà l&#8217;imbarcazione da abbordare:  infatti questa, passando in tale corsia  già predisposta, tenderà la fune al punto da permettere alle lance dei pirati l&#8217;accostamento alle murate della nave.  A tal punto i pirati, utilizzando gli antichi ma sempre utili grappini d&#8217;arrembaggio, riescono ad issarsi sulla coperta della nave e, approfittando della scarsa vigilanza e soprattutto del loro persuasivo armamento fatto in massima parte da mitra Kalashnicov, prendono possesso del cargo con tutto il loro carico umano e di merci.</p>
<p>Ormai resta difficile parlare  ancora  di bande di sbandati, ma  siamo certamente in presenza di una vera e propria industria del crimine, operante nei mari e sulle rotte più a rischio, probabilmente  anche con la connivenza di funzionari preposti nei porti a determinati controlli, che immancabilmente vengono disattesi.</p>
<p>Ritornando alla Somalia,si può dire che la scorreria sui mari era iniziata negli anni  &#8217;90,  causa la guerra civile e con un notevole incremento dei fatti pirateschi a partire dal 2005, in maniera sempre più &#8220;pro-fessionale&#8221;.</p>
<p>L&#8217; Italia non è rimasta immune dall&#8217;essere colpita da tale crimine, considerato il sequestro avvenuto l&#8217; 11 aprile scorso del rimorchiatore &#8220;Buccaneer&#8221; nel golfo di Aden, compresi una quindicina di uomini di equipaggio. E&#8217; notizia di questi giorni che la nave sia stata rilasciata, senza che sia stato pagato alcun riscatto, anche se fonti somale parlano di una cifra intorno al 4 milioni di $ USA e quasi giustificando il fatto, con il pretesto che la nave dovesse riversare in quel mare rifiuti tossici.</p>
<p>Come sarà necessario difendersi e proteggersi? Certamente utilizzando le tecnologie più avanzate, tipo il controllo satellitare, ma anche corpi speciali addestrati appositamente e soprattutto con forze navali internazionali a presidio delle zone più a rischio: il tutto ovviamente &#8211; dispiace dirlo &#8211; con ulteriori costi aggiuntivi, con la speranza però di debellare il fenomeno o quantomeno di ridurne gli effetti più deleteri.</p>
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		<title>Mamma, ho fame!</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 09:40:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pimot</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Aggiungi nuovo tag]]></category>
		<category><![CDATA[enciclica]]></category>
		<category><![CDATA[fame malnutrizione sfruttamento]]></category>
		<category><![CDATA[FAO UNICEF]]></category>
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Quante volte le mamme del Corno d&#8217;Africa, del Sud-Est asiatico o dell&#8217; America Latina ascoltano questo grido di dolore  emesso  dai   loro  bimbi  e  sono costrette a  chinare il capo  per non far  vedere il loro pianto,    per la  consapevolezza di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://img195.imageshack.us/img195/8631/famethumb.jpg" alt="" width="320" height="424" /></p>
<p style="text-align: left;">Quante volte le mamme del Corno d&#8217;Africa, del Sud-Est asiatico o dell&#8217; America Latina ascoltano questo grido di dolore  emesso  dai   loro  bimbi  e  sono costrette a  chinare il capo  per non far  vedere il loro pianto,    per la  consapevolezza di non poter alleviare anche soltanto in parte la loro sofferenza?</p>
<p>La  FAO  stima in circa 1 miliardo le persone, che soffrono la fame e in oltre 2 miliardi la malnutrizione, di cui l&#8217; 80%  circa in  Africa e,  a quanto sembra, il  problema   non è  la  scarsezza di generi alimentari, considerata l &#8216;enorme quantità di cibo  che  finisce nelle discariche:  gli sprechi  dei ricchi   potrebbero alimentare gran parte  di questi sventurati.</p>
<p style="text-align: left;">E&#8217; un problema che riguarda  paesi con scarsità di entrate, da non poter finanziare i necessari miglioramenti per ribaltare la difficile situazione. Vi sono paesi schiacciati dai debiti contratti con i paesi ricchi, che non  riescono neppure  a far  fronte ai  pagamenti degli interessi annui.   Altri paesi ancora sono op-pressi dalle ingiuste politiche di sfruttamento delle loro risorse, effettuate dalle multinazionali.</p>
<p>Si può forse affermare che il vero problema di tali situazioni di enorme disagio per questa grande massa di uomini del nostro pianeta non può che essere  ricondotto  al bieco  sfruttamento   perpetrato dai ricchi a danno delle regioni più povere della Terra.</p>
<p>Ma  &#8211;  come se non bastassero già i dati preoccupanti forniti dalla  FAO   &#8211;  non bisogna neppure sottacere che almeno 15 milioni di abitanti dei paesi sviluppati sono ormai nella fascia della povertà.</p>
<p>Sono  anni ormai che  l&#8217;  UNICEF   denuncia  i  pericoli  cui vanno  incontro  milioni  di  bambini,  senza peraltro considerare i tanti addirittura neppure registrati alla nascita e quindi  &#8220;invisibili&#8221;.</p>
<p>Quanti sono quelli sfruttati sessualmente  (magari da quelle bestie di insospettabili cittadini organizzati con voli charters)  o adibiti alla guerra o quelli già infettati dall&#8217; AIDS  ed ancora quanti saranno quegli   infelici sopravvissuti anche se rachitici, causa la carenza alimentare e quanti quelli che muoiono di malattie facilmente prevenibili e/o curabili con semplici vaccinazioni  o addirittura se fosse possibile per questi sventurati il facile accesso all&#8217;acqua potabile ed ai  normali servizi igienici?</p>
<p>Si parla anche di almeno 50 milioni di donne, che non usufruiscono di alcuna assistenza per la loro gravidanza, di un milione circa di donne che muoiono prima del parto e di oltre 5 milioni di neonati morti.</p>
<p>Mentre nei paesi sviluppati continua la diminuzione della mortalità infantile ed aumenta la vita media degli abitanti, negli altri paesi il dato più eclatante è rappresentato da un consistente calo della natalità.</p>
<p>Sono cifre che fanno inorridire!</p>
<p>I fattori &#8211; sempre più negativi &#8211; che  causano tanto dolore per una gran parte dell&#8217;umanità sono da ricercarsi essenzialmente:</p>
<ul>
<li>- per i paesi già poveri  nell&#8217;impennata dei prezzi delle materie prime dell&#8217;agricoltura;</li>
<li>- per i paesi in via di sviluppo   nella mancata possibilità di accesso alla terra ed al credito, nonchè nei       prezzi sempre elevati dei generi alimentari.</li>
</ul>
<p>Del resto, non basta aumentare la produzione alimentare senza sviluppare l&#8217;agricoltura nelle zone più povere, proteggendo altresì i produttori di quelle zone dalle multinazionali, che finiscono per svilire i loro prodotti e nello stesso tempo costringono i loro paesi ad indebitarsi sempre più.</p>
<p>E&#8217; necessario altresì combattere la povertà, per ridurre i gravi effetti della malnutrizione e riflettere quindi sul fatto che non solo sia doveroso, ma addirittura indispensabile, se vogliamo che la stessa pace e la sicurezza nel mondo non siano in pericolo, quando  vengono lesi i fondamentali diritti dell&#8217;uomo:     cibo e acqua, senza dimenticare il grave problema ormai mondiale del lavoro, che non può essere precario, poichè la precarietà inevitabilmente porta alla povertà.</p>
<p>Il vertice mondiale dell&#8217;alimentazione tenutosi nel 1996 concordò la riduzione entro il 2015 del numero delle persone malnutrite nel mondo: purtroppo siamo ancora una volta ben lontani dai giusti propositi della meta prefissata, considerato che molti paesi hanno contribuito molto meno di quanto a suo tempo sottoscritto e tra essi dobbiamo purtroppo annoverare anche l&#8217; Italia.</p>
<p>In questi giorni i  &#8220;grandi&#8221; della Terra partecipano al lavori del G8 in Abruzzo, la terra tanto martoriata dal recente terremoto e ci auguriamo che il rinnovato sostegno ai paesi poveri della Terra non sia solo nelle intenzioni, ma porti veramente e concretamente ad una inversione di tendenza a favore dei nostri fratelli in tutto il mondo e solo allora potremo veramente dire che sono &#8220;grandi&#8221;.</p>
<p>Le recenti forti denunce del Papa sulle ingiustizie sociali devono far riflettere e soprattutto tentare tutte le vie possibili per una maggiore solidarietà verso l&#8217;umanità più bisognosa: sono questi del resto i concetti più volte ripetuti dal Pontefice ed ora richiamati nell&#8217;ultima enciclica sociale &#8220;Caritas in veritate&#8221;, il cui significato è molto significativo.</p>
<p>Tutti dovremmo impegnarci per contrastare questo stato di cose, consapevoli che il vero sviluppo della umanità non può che essere mondiale.  Bisogna scrivere nuove regole della globalizzazione, per salvaguardare la pace e la stabilità stessa del nostro mondo.  Forse si potrebbe ipotizzare un  nuovo governo mondiale, che affianchi l&#8217; ONU e soprattutto che prenda le giuste decisioni per una maggiore solidarietà verso i meno fortunati e non subisca le politiche delle organizzazioni puramente finanziarie volte quasi esclusivamente al benessere di chi è già in questa condizione.</p>
<p>Bisogna forse investire maggiormente (istruzione, sanità e lavoro)  proprio in quei paesi  aiutandoli a crescere ed a camminare con le loro stesse gambe: la loro crescita darà frutti non solo a loro, ma anche e soprattutto a chi avrà avuto una visione dell&#8217; economia mondiale fatta non soltanto sul puro profitto, ma sulla crescita generale con tensioni più controllabili.</p>
<p>Potrebbe sembrare un&#8217; utopia, ma perchè non tentare visti i risultati sinora conseguiti con le vecchie regole?  Almeno proviamoci.</p>
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		<title>Pena capitale</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Jun 2009 10:12:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pimot</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Aggiungi nuovo tag]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty International]]></category>
		<category><![CDATA[Convenzione di Ginevra e Convenzione Americana sui diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[vari tipi di condanne a morte]]></category>

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Un recente rapporto di  Amnesty International ci informa sui dati delle esecuzioni capitali avvenute nel mondo nei paesi  che tuttora  applicano tale condanna,  relativamente  all&#8217;anno  2008  ed al  primo trimestre del corrente anno.
Nel 2008 le esecuzioni sono state 2390, di cui almeno il 70% in Cina, che così mantiene ancora il triste primato della maglia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://img35.imageshack.us/img35/2500/penadimorte.jpg" alt="" width="407" height="522" /></p>
<p>Un recente rapporto di  Amnesty International ci informa sui dati delle esecuzioni capitali avvenute nel mondo nei paesi  che tuttora  applicano tale condanna,  relativamente  all&#8217;anno  2008  ed al  primo trimestre del corrente anno.</p>
<p>Nel 2008 le esecuzioni sono state 2390, di cui almeno il 70% in Cina, che così mantiene ancora il triste primato della maglia nera tra i 91 paesi che tuttora prevedono la pena capitale, seguita da Iran, Arabia Saudita, USA e Pakistan.</p>
<p>Il dato relativo invece al primo trimestre 2009 registra almeno un centinaio di condanne a morte, considerando però tale dato purtroppo per difetto, tenuto conto della scarsa o addirittura nulla la trasparenza in materia di alcuni paesi.</p>
<p>Le esecuzioni avvengono tramite decapitazione, lapidazione, impiccagione, iniezione letale, fucilazione, sedia elettrica e camera a gas.</p>
<p>La pena di morte è prevista anche per i minorenni &#8211; tali alla data del loro crimine &#8211; e questo nonostante i divieti previsti da numerosi trattati e soprattutto anche dalla Convenzione Americana sui diritti umani e dalla Convenzione di Ginevra del 1949.</p>
<p>Molti sostengono che la pena capitale possa essere un giusto deterrente per non commettere delitti aberranti, ma la realtà è diversa: infatti,  proprio nei paesi in cui ancora vige,  i  reati previsti  non diminuiscono. E non è neppure da sottacere che talvolta si è proceduto con la condanna a morte mediante confessioni estorte e torture, false  testimonianze nei processi e si è pervenuti ad &#8220;uccidere&#8221; persone risultate poi innocenti, magari a seguito di esami del DNA.</p>
<p>A questo punto bisogna però riconoscere che in 63 paesi la pena di morte è stata abolita per tutti i crimini, che in 16 paesi è stata abolita soltanto per i crimini ordinari e che in 25 paesi la pena è stata abolita di fatto.</p>
<p>In Europa è ancora vigente in Russia e Bielorussia, mentre in Italia è stata abolita con la Costituzione della Repubblica Italiana &#8211; con decorrenza  1/1/1948  - ad eccezione dei reati previsti dal Codice Penale Militare di Guerra sino al  13/10/1994,   data che abrogò definitivamente tale pena,  sostituita  con il carcere a vita. Ricordiamo che la pena capitale venne introdotta nel 1926 solo per i reati contro i reali ed il Capo dello Stato e venne estesa anche ai gravi reati comuni nel 1931 con il  Codice Rocco.</p>
<p>L&#8217;  Italia  comunque ha certamente avuto &#8211; in questi ultimi decenni &#8211;  un ruolo  importante  per  la campagna di moratoria universale della pena di morte, iniziata già nel 1993 e conclusa il 18/12/2007 con la ratifica delle Nazioni Unite,  che ha registrato 104 voti a favore,  54 contrari e  29 astenuti.</p>
<p>Il cammino si presenta ancora lungo e difficile, ma non dobbiamo arrenderci e soprattutto assecondare tutti i tentativi che vengono proposti a tal fine, come quelli recenti della Comunità di San Egidio e le altre iniziative intraprese da &#8220;Nessuno tocchi Caino&#8221;.</p>
<p>Auspichiamo  quindi che a  breve i paesi, che sono  tuttora  non  favorevoli o ancora  indecisi,capiscano finalmente  l&#8217;inutilità  di una  pena  tanto estrema e  soprattutto  anche  economicamente  non utile, considerato che i costi per la messa in opera delle procedure relative all&#8217;attuazione della condanna sono certamente superiori al mantenimento  in struttura  carceraria  del  condannato  anche se per tutta la vita.</p>
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		<title>Terremoti in Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 10 May 2009 18:04:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pimot</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[catastrofe]]></category>
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		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[impunità]]></category>
		<category><![CDATA[ricostruzione]]></category>
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Alle ore 3 e 32 della notte tra il 5 ed il 6 aprile 2009 in Abruzzo (in particolare L&#8217; Aquila e sua provincia) una scossa di terremoto del 5,8 grado della scala Richter ha devastato quella zona, provocando 298 morti, oltre 1000 feriti ed oltre  60.000 sfollati, facendo registrare anche la totale scomparsa del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://img79.imageshack.us/img79/6021/terremotolaquila1.jpg" alt="" width="400" height="400" /></p>
<p>Alle ore 3 e 32 della notte tra il 5 ed il 6 aprile 2009 in Abruzzo (in particolare L&#8217; Aquila e sua provincia) una scossa di terremoto del 5,8 grado della scala Richter ha devastato quella zona, provocando 298 morti, oltre 1000 feriti ed oltre  60.000 sfollati, facendo registrare anche la totale scomparsa del paese Onna, che ha avuto 40 morti su un totale di 300 abitanti.</p>
<p>L&#8217;Italia &#8211; è noto &#8211; è un paese a grave rischio sismico per oltre 1/3 del suo territorio  e soltanto dal XX secolo ad oggi dobbiamo registrare almeno una cinquantina di terremoti con oltre 170.000 morti e danni materiali incalcolabili.</p>
<p>Tra quelli più devastanti ricordiamo:</p>
<p>- 28 dicembre 1908 grado 7,1 scala Richter, distrusse Reggio Calabria e Messina con oltre 130.000 morti         </p>
<p>- 13 gennaio 1915 grado 7, in Abruzzo con  circa 30.000 morti;</p>
<p>- 23 luglio 1930 grado 6,6, nella zona del Monte Vulture in Basilicata con oltre 1.400 morti;</p>
<p>- 15 giugno 1968 grado 6,4, il Belice in Sicilia, con 370 morti;</p>
<p>-   6 maggio 1976 grado 6,4, in Friuli con circa 1.000 morti;      </p>
<p>- 23 novembre 1980 grado 6,9 della scala Richter, in Irpinia con oltre 2.900 vittime.                                                                                                  </p>
<p>Nel XXI secolo si sono registrati già una quindicina di terremoti, fortunatamente con poche vittime, anche se grande è stato il  dolore provato quel 31  ottobre 2002 quando si verificò a  San  Giuliano  di  Puglia il  crollo della scuola elementare, che registrò la morte di 27 bambini con la loro maestra.</p>
<p>La terra che trema, le urla di terrore, i corpi straziati sotto le macerie lasciano esterrefatti ed increduli,  in particolare quando le scosse si ripetono e lo scisma sismico sembra non aver fine e le speranze di trovare ancora qualche sopravvissuto vengono meno con il passare dei giorni.   La vita però continua e, pur affron-  tandone tutte le difficoltà &#8211; non ultime le difese dagli elementi della natura &#8211; forte è il desiderio di continuare a rendere più lunga possibile la propria esistenza.</p>
<p>Nei momenti di gravi difficoltà  (basti pensare all&#8217;ultimo dopo guerra) ed in tutte le situazioni di crisi  (come ad esempio i grandi guasti idrogeologici),  gli italiani hanno sempre dato il meglio per solidarietà personale, basti pensare alle innumerevoli iniziative promosse per i terremotati dell&#8217; Abruzzo.  E&#8217; compito poi delle Isti- tuzioni nazionali intervenire per la tutela dei bisogni dei cittadini, come del resto previsto dall&#8217; art. 38 della nostra Costituzione.</p>
<p>Questo ci porta però a riflettere sul nostro dovere civico, che deve ricercare ad ogni costo le responsabilità- se ve ne fossero &#8211; e quindi procedere con giustizia nei confronti di chi ha perso tanto per causa del terre-     moto e forse per l&#8217;incuria/disonestà di qualcuno.  Forse è opportuno ricordare che il Giappone convive con il problema quotidiano dei sismi, ma le loro normative sono certamente rispettate e fortunatamente non si registrano eventi di una tanto negativa portata per i danni provocati.</p>
<p>Certo in molti casi non sono stati effettuati i dovuti controlli, nonostante le ripetute segnalazioni degli abitanti di quelle zone e del resto non è neppure concepibile in un Paese civile che, a distanza di tanti anni dall&#8217;evento, non siano ancora chiusi i processi dell&#8217; Irpinia: forse si attendono eventuali prescrizioni oppure altri indulti e ciò a tutto beneficio del dilagare dell&#8217;irresponsabilità e dell&#8217;impunità.</p>
<p>A proposito di responsabilità, cosa dire degli edifici pubblici devastati, ad esempio l&#8217;Ospedale Civile,  causa la non ottemperanza e forse in dispregio a quanto ottemperato dalla vigente legislazione in materia di terremoti?  E cosa dire del crollo della Casa dello Studente, nonostante le ripetute segnalazioni e verifiche di crepe nei muri?  Cosa dire alle famiglie dei quattro studenti morti, che hanno fatto grossi sacrifici per mandarli all&#8217;Università e che ora non possono fare altro che piangerli?</p>
<p>Gli apparati statali e sociali sono certamente dispendiosi ma, se funzionassero sempre per il bene comune, saremmo tutti disposti anche a maggiori sacrifici, pur di eliminare il più possibile la feccia umana che solo per il proprio tornaconto mette a repentaglio la vita di tanti connazionali, con tutti i costi poi inerenti alla ricostruzione.</p>
<p>Da recenti studi effettuati su zone a rischio sismico, è emerso che la maggiore concentrazione di Radon nel sottosuolo è causata da tensioni nella crosta terrestre. Al riguardo &#8211; anche se non vi è certezza assoluta che tale fenomeno possa essere causa di terremoti &#8211; non era forse il caso di approfondire quanto affermato dal tecnico vulcanologo Giampaolo Giuliani in merito al notevole aumento di concentrazione di Radon nella zona di Sulmona?  Si è addirittura pervenuti ad una denuncia per procurato allarme &#8211;  ovviamente minimizzando il fenomeno,  con la certezza  di  ritenere impossibile cha un terremoto possa essere prevenuto &#8211; proprio  da  parte del responsabile della Protezione Civile Guido Bertolaso.</p>
<p>Al momento, la  Procura  della  Repubblica dell&#8217; Aquila ha aperto un fascicolo contro ignoti per almeno due ipotesi di reato: disastro colposo ed omicidio plurimo colposo. Attendiamo con fiducia gli sviluppi, non per spirito di vendetta ma per dare  giustizia a tanti nostri connazionali, colpiti nelle cose materiali e soprattutto negli affetti personali.</p>
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		<title>Pecorelle smarrite</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 15:35:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pimot</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[antipapa]]></category>
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Il 21 gennaio 2009 Papa Benedetto XVI ha revocato la scomunica dei Vescovi lefebvriani: la notizia è stata diffusa dalla stampa il 12 marzo successivo con il testo integrale della lettera del Papa datata 10 marzo, nella quale vengono spiegate le motivazioni che hanno in un certo senso sollecitata tale revoca.
A questo punto è bene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://img156.imageshack.us/img156/3774/ovini.jpg" alt="" width="388" height="291" /></p>
<p>Il 21 gennaio 2009 Papa Benedetto XVI ha revocato la scomunica dei Vescovi lefebvriani: la notizia è stata diffusa dalla stampa il 12 marzo successivo con il testo integrale della lettera del Papa datata 10 marzo, nella quale vengono spiegate le motivazioni che hanno in un certo senso sollecitata tale revoca.</p>
<p>A questo punto è bene ricordare l&#8217;antefatto. I quattro  Vescovi  in questione furono consacrati il 30 giugno 1988  dall&#8217;  Arcivescovo  Marcel Lefebvre,  che contestava  taluni principi  dottrinali propri  del  Concilio Vaticano II,  quali ad esempio la soppressione della messa in latino sostituita da quella in volgare ed il pericolo di uno spinto ecumenismo, che avrebbe portato la Chiesa alla rovina.</p>
<p>In opposizione a quanto espresso dal Concilio, in particolare anche per la nuova riforma liturgica, venne fondata la &#8220;Fraternità sacerdotale San Pio X&#8221;, con un proprio seminario per la formazione di nuovi sacerdoti evangelizzatori e pronti a realizzare le loro funzioni nello spirito eterno della Chiesa tramite il santo ufficio della messa.</p>
<p>Il  Papa  del tempo  Paolo  VI  chiese che  fosse  chiuso il seminario  e  che  non si procedesse  oltre  alla ordinazione di nuovi sacerdoti ma,difronte ad un nuovo rifiuto, il Pontefice sospese &#8220;a divinis&#8221; l&#8217;Arcivescovo e decretò anche il divieto di celebrare sacramenti.</p>
<p>In seguito diversi furono i tentativi fatti dal successivo Papa Giovanni Paolo II, unitamente al Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede il Cardinale Joseph Ratzinger divenuto poi Papa Benedetto XVI, per riportare all&#8217; ovile  l&#8217; Arcivescovo  dissidente, ma senza successo:  anzi si pervenne addirittura alla consacrazione dei 4 nuovi vescovi, cosa che indusse il Pontefice alla loro scomunica.</p>
<p>Ritornando alla lettera di Benedetto XVI, il motivo principale è da ricercarsi in particolare proprio nella volontà  del  Papa di   &#8220;avere sempre a cuore l&#8217;unità dei credenti.  La loro discordia, infatti,  la  loro contrapposizione interna mette in dubbio la credibilità del loro parlare di Dio. Per questo lo sforzo per la comune testimonianza di fede dei cristiani &#8211; per l&#8217;ecumenismo &#8211; è incluso nella priorità suprema&#8221;.</p>
<p>La citata lettera continua poi elencando le cifre di quella comunità scomunicata e cioè: &#8220;491 sacerdoti, 215 seminaristi, 6 seminari, 88 scuole, 2 istituti universitari, 117 frati, 164 suore e migliaia di fedeli&#8221;, che non può essere lasciata sola ed indifferente per amore di Cristo.</p>
<p>La  lettera  conferma   quindi la volontà del Papa alla riconciliazione, anche  se  taluni  cattolici lo hanno accusato di rifarsi ai tempi prima del Concilio Vaticano II.  E, come se non bastasse, un Vescovo lefebvriano, l&#8217;inglese Richard Williamson si manifesta in una intervista con le sue dichiarazioni &#8220;le camere a gas non sono mai esistite&#8221; un revisionistae negazionista dell&#8217; Olocausto ebraico, tanto da rendere ancora più difficile il dialogo tra le due religioni: a breve è prevista una visita del Pontefice in Israele, che dovrebbe tentare di riannodare ulteriormente i loro rapporti.</p>
<p>Al momento i lefebvriani ritengono che siano stati fatti due passi importanti: il ritiro della scomunica ed il ritorno &#8211; almeno in talune celebrazioni -della messa in latino per tutti i preti del mondo.</p>
<p>L&#8217;intenzione del Papa del resto era un invito alla riconciliazione ed al riconoscimento dell&#8217;autorità dottrinale espressa dal Concilio, una distinzione insomma tra il livello della dottrina e quello della disciplina: infatti il Pontefice non ha riconosciuto la Fraternità sacerdotale dei dissidenti.</p>
<p>Ci auguriamo che il vescovo Williamson  riveda seriamente il suo pensiero sull&#8217; Olocausto e non si limiti a battute di pessimo gusto (il gas serviva per la disinfestazione), ancor più quando provengono da un ministro della Chiesa.</p>
<p>Il Concilio sappiamo che è stato contestato da alcuni gruppi di cattolici ed addirittua  dall&#8217; interno stesso della Chiesa da vescovi  e sacerdoti, che addirittura hanno negato la validità dell&#8217;elezione dei Papi a partire da Giovanni XXIII in poi.</p>
<p>Nei secoli molti sono stati gli antipapa, tra di essi &#8211; per restare ai nostri giorni &#8211; il più noto è Pio XIII al secolo Lucian Pulvemacher, che addirittura considerava Giovanni XXIII un massone e Giovanni Paolo II un eresiarca.</p>
<p>Credo che ciò non meriti commenti, mentre auspichiamo vivamente che si possa riprendere il dialogo tra le diverse religioni, in occasione del prossimo viaggio del Pontefice in medio-oriente.</p>
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		<title>Libera Chiesa in Libero Stato</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2009 10:17:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pimot</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
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		<category><![CDATA[legge delle guarentigie]]></category>
		<category><![CDATA[patti lateranensi]]></category>
		<category><![CDATA[testamento biologico]]></category>

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Il 18  gennaio  1992, al rientro da una festa,  una  giovane di  Lecco  Eluana Englaro si  schiantò con la sua auto contro un muro nei pressi della sua città Lecco ed entrò in uno stato vegetativo continuato per 17 anni sino alla sua morte avvenuta il 9 febbraio 2009.
In tutti questi anni il padre ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://img300.imageshack.us/img300/7889/vaticano.gif" alt="" width="240" height="160" /><img class="alignnone" src="http://img300.imageshack.us/img300/8937/bandieraitalianasvg.png" alt="" width="240" height="160" /></p>
<p>Il 18  gennaio  1992, al rientro da una festa,  una  giovane di  Lecco  Eluana Englaro si  schiantò con la sua auto contro un muro nei pressi della sua città Lecco ed entrò in uno stato vegetativo continuato per 17 anni sino alla sua morte avvenuta il 9 febbraio 2009.</p>
<p>In tutti questi anni il padre ha percorso ogni via possibile pervenendo  al riconoscimento &#8211; da parte della Cassazione,  con sentenza del 13 novembre 2008  -  della sospensione  della alimentazione artificiale mediante sondino naso- gastrico, che teneva in vita la ragazza, accogliendo quindi le motivazioni del genitore basate  sulla possibilità di rifiutare  le cure  configurandole quale  accanimento terapeutico e non un caso di eutanasia.</p>
<p>Tale drammatico evento rappresenta certamente una vicenda molto triste, ancor più se si pensa al genitore definito addirittura &#8220;assassino&#8221; da alcuni ambienti politici e religiosi, tanto da essere stato iscritto dalla Procura di Udine nel registro degli indagati per omicidio unitamente al personale dello staff medico e questo perchè si è arrivati a denunciare il Sig.Englaro per la sua caparbietà a portare avanti un diritto riconosciutogli dalla magistratura, in mancanza peraltro di una legislazione appropriata, senza tenere in buon conto lo straziante dolore di un padre, ma contrapponendo due ideologie basate sulla cultura della vita e su quella della morte. Ad oggi esiste querela da parte del sig. Englaro contro taluni dei suoi accusatori.</p>
<p>Questi tragici fatti, che hanno scosso le coscienze degli italiani, serviranno se non altro a stimolare  la politica sollecitandola a porre finalmente mano ad una legge tanto attesa sul &#8220;testamento biologico&#8221;, che possa essere varata nel comune interesse dei cittadini, superando le ormai tristemente note contrapposizioni ideologiche, talvolta dettate solo da superficialità accompagnata spesso da volgarità, pur di apparire magari in qualche talk-show televisivo alla moda. </p>
<p>In realtà è tornato alla ribalta lo spinoso problema dei rapporti tra Stato e Chiesa che, per noi Italiani, è ancor più sentito proprio per gli stretti rapporti  che la Città del Vaticano &#8211; quale enclave sul nostro territorio &#8211;     mantiente con la nostra Nazione.</p>
<p>A questo punto sarà bene andare a ripercorrere quelli che sono stati i rapporti sanciti dalle leggi e dai trattati, a partire già dall&#8217;Unità d&#8217;Italia, proprio per definire e delineare meglio le rispettive prerogative dei due Stati, garantendo la sovranità spirituale del Papa, ma non il suo potere temporale.</p>
<p>Il trasferimento della capitale a Roma aveva reso ancor più necessaria una legislazione, che limitasse e nel contempo salvaguardasse i rapporti tra lo Stato e la Chiesa.                                   </p>
<p>L&#8217;idea però di una sovranità papale senza sudditi e senza territorio non era nuova:  una  corrente  di &#8220;separatisti&#8221;  affermava una libertà per la Chiesa analogamente a quella dello Stato ed a quelle delle altre comunioni dissidenti o incredule. Il più grande comunque dei separatisti fu Camillo Benso conte di Cavour, che sintetizzò &#8211; sfruttando una formula che era già stata enunciata dal cattolico liberale francese Montalembert  &#8221;Libera chiesa in libero Stato&#8221; &#8211; quella che per lui poteva essere la soluzione della così detta &#8220;questione romana&#8221;.</p>
<p>L&#8217;idea cavouriana era che lo Stato dovesse rinunciare ad ogni forma di controllo della Chiesa, ma che questa dovesse vivere secondo il diritto comune e quindi laicizzazione dello Stato e libertà della Chiesa per gli aspetti spirituali della sua missione: a tale soluzione si poteva pervenire con l&#8217;aiuto dell&#8217;opinione pubblica e con la rinuncia del Pontefice al potere temporale, avendo in cambio delle garanzie da parte del governo italiano.</p>
<p>Il punto culminante della politica di Cavour è rappresentato dai discorsi tenuti alla Camera nel marzo 1861 e nell&#8217;aprile successivo al Senato, in cui ribadiva la necessità per il Papa di abbandonare il potere temporale dedicandosi alla  vera sua missione, quella spirituale, che avrebbe accresciuto anche  il suo prestigio e la sua autorità, dedicandosi soltanto alla cura delle anime.</p>
<p>Il 6 giugno 1861 però Cavour si spense e gli succedette il barone Bettino Ricasoli, il quale auspicava una politica ecclesiastica, che affrancasse lo Stato dalle indebite ingerenze della Chiesa,  ma che nello stesso tempo rendesse attuabile una riforma interna della Chiesa stessa, che consentisse di superare l&#8217;irrigidimento papale sulla questione che fece naufragare ( in un clima peraltro di grossa  diffidenza tanto da parte della Chiesa quanto da parte dello Stato italiano)  tutti i frequenti tentativi di negoziati.</p>
<p>Nel dicembre 1870 il governo italiano presentò un progetto di legge che determinasse il modo con il quale si potesse garantire alla  Santa  Sede la libertà di svolgere le sue vere funzioni,  riservando al  Pontefice  una posizione di privilegio e gli onori sovrani: era insomma una impostazione cavouriana, che mirava quindi a realizzare la piena libertà del  Pontificato  in merito all&#8217; ordine  religioso,  anche per  quanto  concerneva l&#8217;immunità dei palazzi e dei beni immobili, estendendo tale prerogativa ai rappresentanti del Pontefice, che avrebbero goduto dell&#8217;immunità riservata ai diplomatici di uno stato estero anche se considerati cittadini dello Stato italiano.</p>
<p>Il dibattito parlamentare iniziò alla Camera il 23 gennaio 1871 e prevedeva di legiferare su due titoli: il primo riguardava la Santa  Sede e,  pur riconoscendo al  Papa  gli onori sovrani e l &#8216;esenzione dalla  giurisdizione statale, non gli riconosceva la sovranità ma concedeva una somma annua di 3.225.000 Lire; il secondo titolo riguardava più strettamente i rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa. Subito si delinearono due schieramenti estremi, che presero il sopravvento, i &#8220;clericali&#8221; e i &#8220;radicali&#8221;. I clericali giudicavano il progetto inadeguato, mentre i radicali lo combattevano non ritenendo, a loro giudizio, giustificato alcun privilegio per la religione cattolica e per i suoi ministri.</p>
<p>Il 23 gennaio 1871 la Camera &#8211;  dopo una discussione molto  travagliata  dei singoli articoli della legge &#8211; approvò con 185 voti favorevoli e 106 contrari su 291 votanti, con larga maggioranza specie dei partiti del centro.</p>
<p>Il 20 aprile 1871 il Senato approvò nel suo complesso con 105 voti favorevoli e 20 contrari salvo che per un paio di emendamenti, che riguardavano essenzialmente la libertà per la Chiesa di insegnamento e quella di possesso e di amministrazione dei propri beni  immobiliari.  La legge  ritornò  alla  Camera,  che  approvò definitivamente  i 19 articoli il 9 maggio 1871, quasi senza discussione, ottenendo 151 voti favorevoli e 70 contrari.</p>
<p>La legge fu però respinta decisamente dalla Santa Sede con l&#8217;Enciclica &#8220;Ubi nos&#8221; del 15 maggio 1871, come pure l&#8217;annua dotazione di 3.225.000 Lire ma, non prevedendo un accordo con la Santa Sede, ebbe completa attuazione, consentendo al Papa di svolgere la sua attività con la massima indipendenza e consentì l&#8217;opera di progressiva pacificazione tra Chiesa e Stato, di cui già si sarebbero potuti vedere i frutti, positivi e negativi, nell&#8217;età giolittiana.  La legge fece  sì che in Italia  le forze liberali e quelle cattoliche attenuassero a poco a poco le reciproche diffidenze e le antiche asprezze polemiche.</p>
<p>Il timore poi del socialismo, comune al liberalismo ed al cattolicesimo ufficiale,  avvicinò  ulteriormente  le due correnti politiche e di opinione, che ormai &#8211; in epoca giolittiana &#8211; consideravano largamente superata la stessa ragion d&#8217;essere della &#8220;questione romana&#8221;, sorta nel 1870 con l&#8217;annessione di Roma al Regno d&#8217;Italia.</p>
<p>Successivamente, il 11 febbraio 1929 furono firmati (Benito Mussolini e Cardinale  Pietro Gasparri)  i &#8220;Patti Lateranensi&#8221;, che prevedono un  Trattato  ed un  Concordato tra la  Santa  Sede e  l&#8217; Italia per il  reciproco riconoscimento compreso quello di considerare la religione cattolica/apostolica/romana la sola religione dello Stato, nonchè di riconoscere la proprietà ed esclusiva potestà e giurisdizione sovrana della Città del Vaticano.</p>
<p>La  Costituzione  Italiana della neonata  Repubblica  riconosce la validità dei  &#8221;Patti&#8221;  e  pertanto  qualsiasi modifica deve essere successiva al variato disposto della Costituzione in mancanza di accordo tra lo Stato italiano e la Santa Sede: diversamente si può procedere autonomamente.</p>
<p>Il 18 febbraio 1984  (governo Bettino Craxi e Cardinale Agostino Casaroli)  fu rivisto soltanto il Concordato, in particolare per eliminare la clausola della   &#8220;religione di Stato&#8221;   e fu concessa invece  la  possibilità per i cittadini di destinare l&#8217;otto per mille su quanto pagato al fisco nella denuncia annuale, nonchè di riconoscere gli effetti civili del matrimonio religioso.</p>
<p>Ho voluto fare un breve excursus storico/legislativo concernente i passi che hanno segnato i rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa  cattolica a partire  dall&#8217;Unità d&#8217;Italia,  per cogliere  appieno quali possono  essere ancora oggi le divergenze di opinione tra i cittadini italiani difronte ad un tema tanto sensibile quale la fine di una vita.</p>
<p>E come non ricordare le battaglie per il referendum abrogativo della legge sul divorzio del 1970, passato il 12 maggio 1974 con circa il 60% dei no?  Ed ancora le accese discussioni sulla legge 194  approvata  il 22 maggio 1978 circa l&#8217;aborto volontario entro i primi novanata giorni dal concepimento? La legge istitutiva fu anch&#8217;essa oggetto di referendum abrogativo, che però fu respinto con il 68% dei votanti.</p>
<p>Questi fatti dovrebbero farci riflettere sull&#8217;importanza di non dare per scontato certi auspicati risultati voluti da taluni paladini della cristianità, i quali a loro volta magari  hanno avuto interesse ad  usufruire proprio di quelle leggi per la loro vita coniugale, in particolare per il divorzio.</p>
<p>Tali temi dovrebbero farci riflettere sull&#8217;importanza di pervenire ad una condivisione la più larga possibile di tutte le forze in campo,  ivi comprese quelle della scienza, a totale beneficio della  stragrande  maggioranza dei  cittadini,  che sempre più  manifestano  esigenze  diverse  anche in  relazione al  loro status,  vista la   importanza  che sempre  più  riveste la  molteplicità  di etnie in  presenza  di una società  sempre  più multirazziale.</p>
<p>Forse finalmente si potrà costruire un sereno dialogo tra la Chiesa ed il mondo dei laici, tra i quali non pochi sono i cattolici: è necessario abbandonare ogni criterio di laicismo e di integralismo per portare i cittadini a vivere in una società &#8211; ce lo auguriamo &#8211; anche più giusta. E&#8217; il caso di ricordare ancora quanto ebbe a dire il Papa Giovanni XXIII  in occasione del  Concilio Vaticano II  e cioè che bisogna  sempre  ricercare il dialogo a partire dalle questioni che accomunano, per poi passare a quelle che dividono.</p>
<p> Quest&#8217;anno va ricordato, per inciso, che ricorrono due importanti anniversari: l&#8217;ottantesimo anno dei &#8220;Patti Lateranensi&#8221; ed il venticinquesimo anno della revisione del &#8220;Concordato&#8221;, nonchè la decisione della Santa Sede di aggiornare  - a partire da quest&#8217;anno &#8211;  la propria  legislazione con  quella italiana.  Verrebbe da commentare che  &#8221;ne è passata di acqua sotto i ponti del Tevere&#8221;!</p>
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		<title>Costo della benzina per il cittadino</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 17:18:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pimot</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[prezzo alla pompa]]></category>
		<category><![CDATA[tasse ed accise]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il prezzo del petrolio a barile ha fatto registrare &#8211; a partire dalla fine del 2007 &#8211; impennate impensabili e non previste neppure  dagli addetti ai lavori,  con ovvie ripercussioni sul prezzo al  consumo, in particolare  nei sottoelencati periodi:
costo del petrolio a barile   90 $   febbraio 2008             [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://img242.imageshack.us/img242/3501/petroliodq1.jpg" alt="" width="300" height="211" /></p>
<p>Il prezzo del petrolio a barile ha fatto registrare &#8211; a partire dalla fine del 2007 &#8211; impennate impensabili e non previste neppure  dagli addetti ai lavori,  con ovvie ripercussioni sul prezzo al  consumo, in particolare  nei sottoelencati periodi:</p>
<p style="text-align: left;"><span style="text-decoration: underline;">costo del petrolio a barile</span>   90 $   febbraio 2008                  <span style="text-decoration: underline;">prezzo benzina verde alla pompa</span>    1,37 €  </p>
<p style="text-align: left;"><span style="text-decoration: underline;">costo del petrolio a barile</span> 147 $  luglio 2008 (top)              <span style="text-decoration: underline;"><span style="text-decoration: underline;">prezzo benzina verde alla pompa</span><span style="text-decoration: underline;">     </span>1,55 €</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="text-decoration: underline;">costo del petrolio a barile</span>   41 $  febbraio 2009                  <span style="text-decoration: underline;"><span style="text-decoration: underline;">prezzo benzina verde alla pompa</span>     </span>1,17</p>
<p> </p>
<p>Come si può facilmente notare, il crollo del prezzo del petrolio non ha fatto registrare significativi benefici per i  consumatori,  pur tenendo  conto dell&#8217;aspetto  positivo  rappresentato dal  rafforzamento  dell&#8217;euro nei confronti del dollaro statunitense, che ha in effetti calmierato l&#8217;abnorme innalzamento del prezzo del barile.</p>
<p>Ma quali sono stati i fattori che hanno determinato questi records? Certamente talune speculazioni dei paesi produttori, ma soprattutto perchè la domanda di petrolio, a livello mondiale, è tuttora elevata e difficilmente potrà essere soddisfatta soltanto con le attuali riserve. Sempre più spesso sarà infatti necessario ricercare nuovi siti meno accessibili e forse anche più pericolosi, basti pensare ai grossi problemi socio/politici ed economici in cui si dibattono  taluni paesi produttori.</p>
<p>Questo per quanto riguarda il costo della materia prima, ma il prezzo in Italia è influenzato dalle tasse ed accise per oltre il 50%, considerato che un barile = 42 galloni U.S.A. = circa 152 litri.</p>
<p>Di seguito vengono riportate le addizionali straordinarie  per ogni litro di benzina:</p>
<ul>
<li>1935 guerra di Abissinia                          Lit.   1,9</li>
<li>1956 crisi di Suez                                      &#8221;     14</li>
<li>1963 disastro del Vajont                           &#8221;     10</li>
<li>1966 alluvione di Firenze                          &#8221;     10</li>
<li>1968 terremoto del Belice                         &#8221;     10</li>
<li>1976 terremoto del Friuli                          &#8221;     99</li>
<li>1980 terremoto dell&#8217;Irpinia                       &#8221;     75</li>
<li>1983 missione in Libano                          &#8221;    205</li>
<li>1996 missione in Bosnia                          &#8221;      22</li>
<li>2004 rinnovo contratto autoferrotr.         &#8221;      39 ca. pari a 0,020 €        </li>
</ul>
<p>per un totale  di   0,25  € a cui ovviamente è da aggiungere  l&#8217;IVA irrinunciabile per lo Stato, che potrebbe invece  intervenire per  l&#8217;eliminazione di tali balzelli,  se lo volesse  veramente  e  non  soltanto con vane promesse elettorali: siamo ormai abituati a sentirci ripetere decise riduzioni delle spese della politica, perse-guibili anche e soprattutto con una sostanziale riduzione del numero dei parlamentari. Sappiamo come tali buoni propositi siano sempre disattesi!</p>
<p>E&#8217; possibile che noi  continuiamo ad avere  il più alto numero  di parlamentari, ma  soprattutto i  meglio retribuiti? Perchè non ci  si adegua almeno ai parametri europei?</p>
<p>Se è vero che &#8220;la legge è uguale per tutti&#8221;, perchè non si considerano i parlamentari come tutti i cittadini italiani e quindi con le stesse tutele e prerogative di tutti i lavoratori sia per il fine mandato sia per il trattamento pensionistico, visto che le loro prebende ed i loro benefits sono già notevoli?</p>
<p>Siamo fiduciosi che, almeno nelle intenzioni, ci verranno fatte altre promesse in tal senso. Speriamo che  si dia  prossimamente  seguito a  tali  propositi, anche perchè  un taglio al costo  della  benzina  darebbe  un segnale forte alla nazione in questo particolare momento di crisi.</p>
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		<title>Costituzione Italiana e Dichiarazione Universale</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 16:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pimot</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[dignità civili e religiose]]></category>
		<category><![CDATA[diritti dell'uomo]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[
Firma della Costituzione della Repubblica Italiana avvenuta il 27/12/1947 da parte di:
ENRICO DE NICOLA      Capo provvisorio dello Stato
UMBERTO TERRACINI    Presidente dell&#8217;Assemblea Costituente
ALCIDE DE GASPERI      Presidente del Consiglio dei Ministri
GIUSEPPE GRASSI          Guardasigilli
Il 2008 appena finito ha segnato il 60° anniversario di due fatti molto importanti: il primo ci riguarda più da vicino ed è stata la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://img387.imageshack.us/img387/2183/0806091211firmacostituzdo6.gif" alt="" width="379" height="280" /></p>
<p>Firma della Costituzione della Repubblica Italiana avvenuta il 27/12/1947 da parte di:</p>
<p>ENRICO DE NICOLA      Capo provvisorio dello Stato</p>
<p>UMBERTO TERRACINI    Presidente dell&#8217;Assemblea Costituente</p>
<p>ALCIDE DE GASPERI      Presidente del Consiglio dei Ministri</p>
<p>GIUSEPPE GRASSI          Guardasigilli</p>
<p>Il 2008 appena finito ha segnato il 60° anniversario di due fatti molto importanti: il primo ci riguarda più da vicino ed è stata la promulgazione della  Carta Costituzionale  della Repubblica Italiana entrata in vigore in data 1/1/1948 ed il secondo l&#8217;approvazione della  Dichiarazione  Universale  dei Diritti dell&#8217;Uomo da parte della Assemblea delle Nazioni Unite in data 10/12/1948.</p>
<p>La catastrofe della seconda guerra mondiale impose una diversa considerazione dei cittadini, ponendoli al centro della società, anche  se di condizioni  individuali e culturali  differenti per razza,  sesso,  lingua, religione ed opinioni politiche: l&#8217;individuo centro motore insomma  degli stati che faticosamente si avviavano a nuove formazioni sociali.</p>
<p>La nostra Costituzione consta di:</p>
<p>- Principi fondamentali costituita da 12 articoli;</p>
<p>- Parte prima relativa ai diritti e doveri dei cittadini;</p>
<p>- Parte seconda riguarda l&#8217;ordinamento della nostra Repubblica;</p>
<p>- Disposizioni transitorie e finali.</p>
<p>Nel corso di questi anni molte  sono state le modifiche apportate  al testo  originale, l&#8217;ultima delle quali è relativa all&#8217;art. 27 concernente ora l&#8217;abolizione della pena di morte.</p>
<p>La  Dichiarazione Universale  si compone  di 30  articoli, ma non  è mai stata  ratificata dai singoli membri appartenenti alle Nazioni Unite, in quanto la stessa non è vincolante, anche se l&#8217;art. 30  cita:  &#8220;Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un&#8217;attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuni dei diritti e della libertà in essa enunciati&#8221;.</p>
<p>A questo punto vorrei richiamare le analogie che si possono riscontrare -almeno negli intenti enunciativi &#8211; tra i primi  12 articoli  della nostra  Costituzione  ed i 30  della  Dichiarazione.   I principi  fondanti  sono certamente la  dignità  umana  e  sociale,  i  diritti  inviolabili  dell&#8217; uomo  e  le  libertà  individuali indipendentemente dalla razza, dal sesso, dalla religione, dalle condizioni sociali.</p>
<p>Ma è proprio così?</p>
<p>Le ultime Olimpiadi tenutesi a Pechino hanno rappresentato per il mondo politico, sociale e sportivo un forte richiamo sui problemi dei diritti  civili negati in Cina; la libertà religiosa è tuttora negata in Corea e la legge islamica  &#8220;Sharia&#8221;  in alcuni paesi vieta le conversioni  in altre religioni  (Arabia  Saudita e  Iran ad esempio) oltre a non ammettere la libera attività religiosa ed addirittura  tollerando talvolta gruppi estremisti che predicano la &#8220;Hijad&#8221; e cioè la guerra santa contro gli infedeli;  recentemente gravi episodi di intolleranza religiosa si sono verificati in India coinvolgendo non solo i luoghi di culto cristiani, ma addirittura anche talune scuole cattoliche; in taluni paesi  africani è  negato  anche il diritto all&#8217;istruzione dei bambini, in quanto spesso utilizzati per i lavori in agricoltura e per la pastorizia, se non addirittura reclutati in armi.</p>
<p>Per quanto concerne l&#8217;Italia, ritengo che almeno due articoli non abbiano trovato tuttora piena attuazione: il primo è costituito dal secondo comma dell&#8217;art. 3  &#8220;E&#8217;compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l&#8217;eguaglianza dei cittadini,impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l&#8217;effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all&#8217;organizzazione politica, economica e sociale del Paese&#8221;.</p>
<p>Il secondo punto è rappresentato dal primo comma dell&#8217;art. 4 &#8220;La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto&#8221;.</p>
<p>In merito a quest&#8217;ultimo punto, è opportuno ricordare la grande importanza che si è voluto dare al lavoro tanto che i padri fondatori della Carta hanno scritto al primo articolo &#8211; pimo comma &#8211; che  &#8220;L&#8217; Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro&#8221;. Quello che sconcerta è la quotidiana tragedia che si verifica nel mondo del lavoro, che   dall&#8217;inizio dell&#8217;anno in corso ad oggi ha già fatto registrare oltre 30 morti e pone l&#8217;Italia al poco invidiabile primo posto in Europa per questi eventi tanto negativi e che non hanno bisogno di ulteriore commento.</p>
<p>Per ritornare alla nostra Costituzione, i padri fondatori hanno voluto dare un significato veramente forte al diritto al lavoro-vera dignità per l&#8217;uomo-tanto da inserirlo all&#8217;art. 1, primo comma  &#8220;L&#8217;Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro&#8221;.</p>
<p>Sarebbe forse opportuno ricordare questi principi non soltanto in talune ricorrenze, ma farli nostri e forse sarebbe altrettanto utile farli diventare oggetto di studio fin dai primi anni dei percorsi scolastici, in modo da formare cittadini consapevoli dei propri diritti/doveri per realizzare una dignità umana, che oggi appare sempre più calpestata.</p>
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